Le parole hanno le gambe corte

Così è (anche se non vi pare)

Le parole sono un po’ come le lacrime. Quando i sentimenti che le provocano te le hanno svuotate non c’è più niente da fare: non escono più. Ti sforzi, cerchi di dare un senso, un segnale a quello che è rimasto. Ma sei vuoto, muto, non sai più cosa dire.

Forse anche per questo chi dirige la Paganese ha deciso la settimana scorsa di attuare il silenzio stampa. Ma che potrebbero o dovrebbero dire, di grazia? Che è un momento no; che la squadra in fondo gioca bene e non merita le sconfitte; che gli arbitri sono tutti contro; che gli errori sono sempre dietro l’angolo; che mancano gli elementi giusti per assecondare Capuano?

Ditemi voi che potrebbero mai dire i diretti interessati … e voi credereste o dareste ascolto a quelle che poi in definitiva, si sa, non sarebbero altro che giustificazioni?

Meglio allora stare zitti: le parole hanno le gambe corte.

Chi deve parlare o scrivere, a seconda del ramo mediatico che si interpreta, è il giornalista. I giornali continuano la loro strada, informano, commentano; lo stesso fanno anche le tv e le radio, non c’è silenzio stampa che tenga. Il problema sta solo nel fatto che anche chi scrive o commenta, a questo punto del campionato, ha esaurito gli argomenti. Dovrebbe continuare a dire che la Paganese è un coacervo di elementi che non formano squadra e che, con tutta la buona volontà, non riescono a incidere in un campionato importante come quello di prima divisione. Dovrebbe dire, visto che si “gira la pagina” del girone di andata con soli undici punti in saccoccia, che solo un miracolo potrebbe rimettere in sesto le speranze di salvezza.

Qualcosa però si deve pur scrivere, magari sforzandosi. Contro il Sudtirol si è vista all’opera la Paganese degli ultimi tempi. Ancora due infortuni dell’ultim’ora hanno condizionato la stesura della formazione. Ma oramai questa storia degli infortuni è diventata stucchevole oltre che preoccupante; com’è possibile che ce ne sia uno al giorno?

Ritornando alla partita, è bastato uno scambio degli avversari al limite dell’area dopo due minuti di gioco per mettere subito la partita in salita. Poi non sono serviti un gran gol dai venti metri del ritrovato Tortori e il fervore agonistico di Vicedomini e Macrì, da annoverare senza ombra di dubbio fra i migliori in campo, per riequilibrare una partita decisa da un arbitro imbelle su un innocuo contrasto in area di rigore. Purtroppo – decisione arbitrale a parte – i limiti vengono sempre fuori ed alla fine è arrivata la solita sconfitta. E siamo arrivati alla nona consecutiva in trasferta.

Io non so adesso cosa stia frullando nella testa di Raffaele Trapani, presidente che ammiro per il coraggio e per la determinazione mostrata nei tanti momenti difficili del calcio locale. In pochi vorrebbero essere nella sua posizione. E’ certo, però, che oggi come oggi non ha molte alternative.

“Essere o non essere” starebbe chiedendosi William Shakespeare in un ipotetico Amleto paganese.

Tradotto: assecondare o non assecondare Eziolino Capuano in quelle che sono le sue richieste di potenziamento della compagine a partire da subito, visto che gennaio è già all’orizzonte? Sborsare o non sborsare preziosi soldini per acquistare gli elementi richiesti e forse già opzionati? Rinunciare o non rinunciare a una sparagnina politica gestionale che ha sempre contraddistinto la condotta amministrativa della società?

Il dubbio è inquietante ed è di quelli che non fanno dormire. Con tre punti da recuperare sulla penultima in classifica, il Monza, c’è poco da stare allegri. E non parliamo poi delle altre compagini che si sono allontanate sempre di più nelle ultime giornate.

Rivoluzionare la squadra con nuovi innesti, anche se mirati, non significa arrivare matematicamente alla salvezza. Questo, Raffaele Trapani lo sa bene. Come sa bene che piombare sul mercato per assicurarsi i servizi di elementi collaudati costa e costa anche parecchio. Ma la strada da percorrere non offre alternative praticabili.

Se dovesse prevalere la politica del risparmio a tutti i costi, non credo che ci siano più speranze sul futuro della squadra. In più verrebbe dato un calcio violento alla cospicua somma sborsata per la tagliola del ripescaggio e per iscrivere la squadra al campionato.

Altre strade non ne vedo. I miracoli nel calcio avvengono raramente. E, soprattutto, non si ripetono.

Nell’ambiente, chiaramente non pervaso dall’amletico dubbio di carattere economico che affligge patron Trapani, si è dell’avviso che nei prossimi giorni si darà fondo a tutta una serie di ingaggi (e di inevitabili epurazioni, aggiungo io).

Il che, poi, non significa nemmeno – in presenza di importanti innesti – che la squadra inverta con certezza matematica la sua rotta e diventi un rullo compressore in tema di risultati positivi. Perché con questi “chiari di luna” mi pare di poter dire che solo con una serie di buoni risultati si potrebbe riaprire il discorso salvezza.

Intanto lunedì sera nel posticipo c’è il Verona. Tre anni fa, sempre in occasione del posticipo televisivo, ci andò bene. Nel Verona giocava un certo Cossu, assurto poi agli onori del Cagliari e della Nazionale. Fu zero a zero e fu la prima della Paganese al “Bentegodi”.

Adesso con la seconda, come la mettiamo?

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it  15 dicembre 2010)

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