La vittoria, questa sconosciuta

Ritroviamoci il venerdì

La scena è sempre la stessa: una trasferta, uno stadio, di fronte una squadra avversaria quotata e infine una sconfitta. Non è la scena di un delitto, o di un film di Alfred Hitchcock: è solo una scena di ordinaria sconfitta. Qua ormai “ci abbiamo fatto il callo”, come si dice coloritamente dalle nostre parti. Una volta la sfortuna, un’altra volta gli episodi sfavorevoli, un’altra ancora qualche decisione arbitrale non proprio inoppugnabile: tutti eventi che portano sempre e solo alla sconfitta.

Dice: “lo Spezia però era una delle squadre favorite del girone, una pretendente alla vittoria finale. La sconfitta in questi casi ci può pure stare” E dagli! Ma allora con chi mai dobbiamo conquistare questi benedetti punti per allontanarci dall’ultimo posto? La considerazione è stata già fatta in occasione degli incontri esterni con Spal, Reggiana, Sorrento, Lumezzane, Cremonese tutte squadre di valore costruite per vincere. Ma,allora, scusate, i punti possono mai arrivare dal cielo?

Non vorrei tediarvi con considerazioni che andrebbero fatte subito dopo una gara, ma qualcosa lo devo pur dire: con lo Spezia – così come in altre precedenti trasferte – si è assistito al solito spettacolo deprimente. Molta buona volontà – che per la verità non manca mai – molta determinazione, molto agonismo, ma qualità poca, molto poca. E’ bastato poi il solito golletto, su palla inattiva, per mettere in crisi tutto il dispositivo tattico preparato a tavolino. Pensate, se non avete visto filmati al riguardo, che l’attaccante dello Spezia, tutto soletto, ha avuto tutto il tempo di colpire il pallone di testa in piena area, senza nemmeno alzarsi da terra. Credo che questo tipo di gol una squadra che si vuole salvare non lo può e non lo deve mai incassare.

Il guaio è che tutto appare terribilmente scontato, prevedibile; gli avversari, tutti gli avversari, non solo quelli di domenica scorsa, sembrano extraterrestri: arrivano sempre primi sulla palla, hanno un controllo della stessa invidiabile, si ritrovano alla perfezione nei meccanismi di interscambi.

Considerate che l’unico tiro a rete effettuato dalla Paganese è arrivato a dieci minuti dalla fine su cross dalla sinistra di Macrì; Martinelli si avventa sulla traiettoria di testa ma viene rovinosamente atterrato al centro dell’area piccola.  Sul prosieguo, infine, maldestro tentativo al volo di Liccardo con pallone terminato altissimo sulla trasversale.

Guardate, a questo punto, dopo otto sconfitte di fila fuori casa non è più possibile tirare in ballo argomenti di comodo, come sfortuna e arbitraggi. Poteva esserci qualche problema nel “manico” e forse è stato anche giusto tentare nuove strade. Ma mi sembra di poter dire, con tutto il rispetto dovuto per Eziolino Capuano, reputato allenatore di tutto rispetto e al quale bisogna riconoscere i meriti di una salvezza anticipata appena due anni fa, che i problemi che oggi non ci fanno dormire non scaturivano solo da una cattiva conduzione della squadra.

Purtroppo, bisogna ammettere che ci sono state delle valutazioni errate in tema di impostazione della squadra. La dirigenza, dopo le tre consecutive vittorie casalinghe, probabilmente si è cullata troppo sui successi iniziali e ha chiuso i cordoni della borsa pensando – in ossequio ad un sano principio di spesa – che si potesse tirare avanti così. Io credo che chiunque si occupi di sana amministrazione avrebbe fatto altrettanto. Ma il calcio, purtroppo, è altra cosa.

Una cosa è certa: per come si sono messe le cose di classifica, l’interrogativo ricorrente, quel “basterà Capuano  per risollevare le sorti della Paganese?”, lo possiamo tranquillamente archiviare.

No, purtroppo, non basteranno l’impegno, l’ingegno e le strategie tattiche di Eziolino Capuano per venire a capo della difficile situazione: il campo, che è giudice inappellabile, ha detto chiaro e tondo che la squadra ha bisogno di essere rinforzata.

Per intanto è arrivato il portiere Ginestra, considerato un pezzo pregiato del mercato. La mossa non deve essere considerata una bocciatura per il giovane Gabrieli, autore di prestazioni pregevoli. Deve essere solo inteso come volontà della società di mettere a disposizione di Capuano tutti quegli elementi esperti che il tecnico ha sicuramente indicato e richiesto.

Rinforzi o non rinforzi, dobbiamo guardare con fiducia alla partita di domenica in casa contro il Gubbio. Contro una squadra che si presenta come la vera rivelazione del campionato, Capuano e compagni dovranno indossare l’elmetto e partire lancia in resta, così come fatto con profitto contro Verona, Alessandria e Bassano.

Poi aspetteremo il mercato di gennaio. Forse siamo ancora in tempo per rialzarci.

E’ sicuro solo che in questa fase ci vuole molto coraggio.

E forse – anzi senza forse – ci vogliono anche molti soldi.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, sabato 3 dicembre 2010)

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