La classe operaia non va in paradiso

Così è (anche se non vi pare)

“La classe operaia va in paradiso” era un titolo di film degli anni ’70. Mi è rigirato nella testa domenica subito dopo la gara disputata con il Como. Undici operai del pallone che avevano lottato strenuamente, al limite dello loro forze, per venire a capo della partita, per andare in paradiso. Ma quale paradiso? Qua il titolo va cambiato. “La classe operaia non va in paradiso”, purtroppo. Qui è sempre inferno, o – se vogliamo essere buoni – è purgatorio perenne.

Non bastavano le squalifiche rimediate da Panini e Tortori, ci volevano pure gli infortunati, e che infortunati: Tedesco, Fusco e Triarico! Quasi mezza squadra fuori uso: elementi dal tasso tecnico indiscutibile in grado di dare spessore e qualità nei momenti topici di una gara.

Il restante manipolo di coraggiosi e di ardimentosi ha cercato di assecondare la voglia matta di Capuano di arrivare alla prima vittoria del suo interregno; ma con tutta la buona volontà del mondo i ragazzi non ce l’hanno fatta.

Il piano dell’allenatore, sulla carta, prevedeva una squadra arrembante sulle fasce ma accorta in difesa. Il disegno tattico studiato alla vigilia avrebbe dovuto portare Ingrosso e Sciannamè ad agire sulle rispettive fasce di competenza a supporto dei più avanzati Macrì e Lepri.

Ma i piani sono una cosa e la realtà, purtroppo, è un’altra. Ingrosso e Sciannamè, su cui Capuano contava molto nella fase di spinta, hanno reso meno del previsto, e per giunta Ingrosso si è fatto addirittura espellere nella parte finale della gara dopo una partita disputata senza infamia e senza lode. Sciannamè, dal canto suo, a differenza di altre volte, ha spinto pochissimo sulla sinistra e non si è mai visto in avanti.

Dicevo all’inizio “classe operaia”. Proprio quelli che lavorano, sgobbano e non sempre sono tenuti in debita considerazione, domenica sono stati fra i migliori in campo.

Macrì è stato commovente. Ha macinato chilometri su quella fascia destra, avanti e indietro, prima per conquistare palloni e poi per proporsi in avanti a dettare cross al centro. Alla fine era esausto e, quando ha cercato di allungarsi su quella palla fornitagli in piena area da Casisa, ha accusato, tutti in un solo colpo, i  crampi della stanchezza che lo hanno costretto alla resa.

Vicedomini è stato stoico. Non si è mai fermato; uno stantuffo perpetuo nella zona centrale del campo, un ruba palloni spietato, uno stakanovista instancabile, un sette polmoni matricolato, con buona pace di tutti coloro che nel passato non hanno mancato di pizzicarlo.

Guardate: ogni calciatore ha determinate caratteristiche, ognuno va preso per quello che può e sa dare. Vicedomini di certo non sarà mai un fine distributore di gioco, ma ha temperamento, cuore, gambe: ha tutto quello che si deve pretendere da un calciatore cosiddetto di quantità. Certo, ha bisogno di avere una condizione fisica di primordine per il lavoro che fa; ma almeno per lui, in questo periodo, il discorso atletico può essere accantonato, visto che è uno di quelli che non si fermano mai.

“Operaio”, per dirla subito a scanso di facili equivoci, non è qualifica dispregiativa; “operaio” sta per uno che fatica, fatica tanto e non sempre gli viene riconosciuto il giusto merito. Alla lista aggiungerei  Casisa. Era stato presentato come un geometra del centrocampo; qui lo abbiamo visto solo nella fase di manovalanza a sostegno proprio dell’azione di Vicedomini. Forse è anche geometra, ma almeno fino ad oggi lo abbiamo visto molto di più, per non dire sempre, come giocatore di quantità. Credo che da lui Capuano si aspetti qualcosa in più sulla trequarti campo in avanti, in appoggio all’azione offensiva. Si sa che è dotato anche di un buon tiro dalla distanza; speriamo che ogni tanto ci provi, con successo.

Nella lista operaia sono presenti, a giusto merito, Martinelli e Cuomo. Il primo – consideriamolo pure “operaio specializzato” – dimostra sempre di più di avere tutte le caratteristiche per rivestire con onore la fascia di capitano; è sbrigativo, essenziale, gioca senza fronzoli e dà del “tu” al pallone, particolare di non poco rilievo se si considera che parliamo di un difensore.

Il secondo, parlo di Cuomo, appare finalmente a posto anche dal punto di vista atletico. Oggi si presenta come un punto di forza del reparto difensivo e va perdonato per il gol fallito a pochi passi dalla porta; i gol li sbagliano tutti, purtroppo.

Tiratina di orecchie per Esposito; deve capire che certe licenze in fase di disimpegno complicato non può prendersele perché vanno a scapito della squadra. Domenica in una clamorosa occasione ci è andata bene, ma non sempre è così.

Voglio concludere con una stretta di mano riconoscente a tutti gli atleti-operai che domenica hanno onorato il loro impegno con una gara generosa disputata al limite della proprie possibilità.

So che in parecchi storcerete il naso, ma dovremmo essere fieri di essere rappresentati da ragazzi che in campo hanno dato l’anima dal primo all’ultimo minuto per raggiungere la vittoria. La dignità di una squadra si misura e si valuta anche e soprattutto nei momenti difficili.

Verranno tempi migliori. Lo speriamo tutti ardentemente. La ruota del mondo gira; mentre sei in alto, vai giù, e viceversa.

Capuano intanto forgia termini populistici e cerca di caricare un ambiente scarico e diffidente per conquistare consensi e vittorie. In giro c’è scetticismo e rassegnazione; dov’è andata a finire la Paganese che all’inizio aveva illuso e fatto sognare?

Ce lo chiediamo un po’ tutti. Ma non riusciamo a darci una riposta.

Nino Ruggiero

(Rubrica “Così è, anche se non vi pare”, Paganese.it 24 novembre 2010)

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