Palumbo avvisato, mezzo salvato

Il mal di trasferta colpisce ancora. Quattro gare lontano dalle mura amiche e quattro sconfitte: un bel record negativo, non c’è che dire! Fa sorridere amaramente il commento di quanti hanno sentenziato che in fondo la squadra ha disputato una buona gara e che è stata sfortunata, ancorché oggetto di un rigore inesistente. Se si perdono quattro gare di fila in esterno, signori, siamo seri, non può trattarsi solo e semplicemente di sfortuna.

Ho visto e analizzato la gara asetticamente, come è giusto che sia se vogliamo trarre delle conclusioni che portino a soluzioni. La Paganese ha giocato venticinque minuti di ottimo calcio. Ha segnato un gol da antologia calcistica con Tedesco, ne ha mancati almeno altri due solo per eccessiva precipitazione.

E’ bastato, però, incassare il pareggio su rigore (che peraltro c’era, a termine di regolamento) perché la squadra venisse inseguita e perseguitata dai fantasmi del passato. La seconda segnatura subìta, con un colpo da biliardo da parte di Alessi, ha mandato la squadra al tappeto,  come un pugile costretto prima all’angolo e poi castigato definitivamente con un colpo da kappaò.

Ho sentito commenti benevoli, specie di circostanza, che sono poi quelli che più ti fanno girare le scatole, sulla prestazione della squadra, tipo “però abbiamo dominato”. Credo che qualcuno sbagli verbo: abbiamo ruminato, che è ben diverso. Ruminare in gergo calcistico vuol dire giocare sempre allo stesso modo: io passo a te, tu passi a me senza puntare con determinazione e con efficacia alla porta avversaria.

Il calcio, specie per le squadre con obiettivo salvezza, deve portare punti; sono i punti che fanno classifica e che – volenti o nolenti – influenzano il giudizio su una compagine.

Quarant’anni fa o giù di lì, c’era una squadra in serie D, il Policoro, che raccoglieva consensi su tutti i campi; aveva nel suo organico giovani di valore che giocavano un calcio di avanguardia, a dispetto di tattiche da tavolino. Erano giovani spregiudicati, non pensavano mai al risultato, per loro era importante porsi all’attenzione delle platee di osservatori che ogni domenica andavano a visionarli. La squadra non faceva punti. Quei giovani negli anni a seguire finirono tutti in squadre di serie B e qualcuno, come Esposito, anche nel Napoli in serie A.

Cosa voglio dire? Embé, mi sembra sia abbastanza chiaro: sono i punti che servono, non i complimenti. Questi ultimi sono bene accetti, sia chiaro, ma devono andare a braccetto con i punti.

A dire il vero, la mossa tattica iniziale di domenica scorsa mi è sembrata azzeccata. Con Greco a supporto di Vicedomi e Casisa, la squadra è sembrata più equilibrata e quadrata. Questo senza disconoscere gli indubbi meriti tecnici di Lepri, sacrificato di turno. L’impressione è che al momento, specie quando – come si dice efficacemente dalle nostre parti –  “bisogna misurarsi la palla”, è preferibile schierare una squadra più geometrica e più equilibrata tatticamente.

Altro il discorso da farsi nelle partite interne, quando si deve puntare alla vittoria. In questo caso, con un Pergocrema in arrivo, seria candidata alle zone basse della classifica, che verosimilmente punterà a chiudere tutti gli spazi, credo che il modulo con due ali vere possa rappresentare il toccasana. La Paganese ha tre elementi di buona levatura da utilizzare sulle fasce in avanti: Macrì, sempre tra i migliori quando gioca solo quarantacinque minuti, Lepri e Triarico.

Il problema inquietante però che sta emergendo è quello della intensità agonistica, elevatissima nei primi minuti di gioco, ma calante con il passare dei minuti. Credo che bisognerebbe cominciare a chiedersi perché ci sono elementi che reggono appena 40-45 minuti ai ritmi richiesti dal tecnico e forse  – considerato che nessuno ha forze fisiche soprannaturali –  bisognerebbe pensare o a dosare meglio le forze nel corso degli interi novanta minuti oppure, in alternativa, a sostituire gli elementi giunti al limite delle loro forze.

Attenzione anche a credere che la prossima avversaria sia una squadra abbordabile. Le squadre che sulla carta si presentano come avversarie dirette nella lotta per non retrocedere sono quelle potenzialmente più pericolose: sanno di non avere buone frecce al loro arco e puntano diritte allo scopo. Che è quello di fare punti.

Palumbo avvisato, mezzo salvato.

Nino Ruggiero

(Trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, sabato 15 ottobre 2010)

 

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