Sursum corda

Sugli incidenti dell’Arechi non dico più niente; si è parlato troppo e in qualche occasione anche a sproposito. Resta il fatto di una gara rovinata da pochi delinquenti di mestiere, senza colori. Delinquenti e basta.

Non mi è dato di sapere quanto – in casa Paganese – ci si attendesse in termini di risultato e di prestazione. Infatti adesso sento parlare di poca concretezza in avanti, di centrocampisti non all’altezza della situazione, di difesa poco attenta. Attenti, ricordiamoci sempre dell’obiettivo primario per il quale la squadra è stata prima ideata e poi costruita da Trapani e compagni. Se la squadra non commettesse errori, se il centrocampo avesse tutti i requisiti che si richiedono a chi deve presidiare la zona più nevralgica del gioco, se l’attacco segnasse a mitraglia, saremmo al cospetto di una signora squadra. Di una squadra costruita per vincere il campionato. O no?

E’ normale che in questa fase iniziale ci siano ingranaggi ancora poco oleati ed efficienti, che si stenti a creare e a distribuire gioco a centrocampo, che qualche attaccante abbia delle pause di rendimento. Meno normale è che si incorra in errori di posizionamento difensivi,  così com’è successo a Salerno in occasione dei due gol subìti.

Sursum corda, (in alto i cuori) direbbero i latini, nostri maestri di vita. Non abbattiamoci alle prime avversità, perché lungo e irto sarà il cammino in questo torneo.

Le potenzialità per un buon campionato ci sono tutte, anche se c’è il rimpianto – dopo aver lasciato un’ottima impressione di organizzazione di gioco  – per un risultato negativo difficile da digerire.

Il calcio, si sa, è un gioco strano. Non basta dare l’impressione di giocare bene, di mettere alle corde l’avversario, di dominare la partita dal punto di vista tattico: bisogna segnare o – per essere più chiari e sfacciati – bisogna metterla dentro. Bisogna essere spietati, cinici, opportunisti. Doti intraviste in occasione delle due partite casalinghe con il Verona e con il Bassano ma che purtroppo sono mancate all’Arechi.

Passiamo oltre. Andiamo alla gara di domenica prossima contro l’altezzosa Alessandria, che vanta nel suo pedigree innumerevoli tornei di serie B ed anche più d’uno nella massima serie; questo fino all’annata 1966-67.

Contro i piemontesi bisognerà ritornare a pensare al risultato, solo ed esclusivamente ai tre punti, non perché dispiaccia assistere ad una bella gara di calcio, ma soltanto perché l’esperienza insegna che non sempre si possono coniugare bel gioco e risultato. Se c’è da fare una scelta, mi pare logico e redditizio che si opti per i tre punti. Che poi con il risultato arrivi anche una buona prestazione, tanto di guadagnato. Ma per prima cosa bisognerà affrontare la gara con il piglio di chi sa che per arrivare alla vittoria ci sarà da combattere e da sudare. La squadra sotto questo aspetto mi sembra riesca a essere espressione diretta del suo tecnico che sa bene quanto sia dura la strada del successo.

Di formazione vi parlerà ampiamente l’amico Peppe Nocera che segue quotidianamente le gesta dei nostri amici in maglia azzurro-stellata. Non so se domenica ci sarà da soffrire per raggiungere il risultato. L’importante, però, è che arrivino i tre punti.

In proposito voglio riportare un simpatico siparietto di fine partita messo in scena da uno dei tanti volti anonimi presenti in tribuna contro il Bassano. Segna Tortori proprio all’ultimo minuto e il tifoso, felice come una Pasqua, esclama ad alta voce, a mò di liberazione, agitando la mano destra che va su e giù quasi a rappresentare un altalenante stato d’animo: “Mamma mia che sofferenza, ce l’abbiamo fatta ma, accidenti!, abbiamo dovuto soffrire per tutta la partita … “ Quello che gli sta più vicino gli batte amichevolmente una mano sulla spalla. “Caro mio, perlomeno abbiamo vinto – gli fa, sfoderando un’impareggiabile ironia meridionale – lo scorso campionato abbiamo solo sofferto …”

Ecco, questo è la sana ironia che ci fa amare un pomeriggio trascorso allo stadio; questo è il calcio che aggrega, che ti fa sentire protagonista perché tutti – fra un improperio o un commento salace fatto ad alta voce – ci sentiamo allenatori e competenti.

E’ ancora bello il calcio, vero?

Nino Ruggiero

(trasmissione “Azzurrissima” di Telenuova, 19 settembre 2010)

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