Il mio amico Ninì

ninì

All’anagrafe era Aniello Cesarano: i suoi  lo avevano “puntellato”, come nelle tradizioni della nostra terra. Ma per tutti era Nino; Ninì, per gli amici più intimi.
Nino Cesarano, un mito nella Valle del Sarno, scrittore e giornalista di vaglia, se n’è andato per sempre, in punta di piedi lasciando sgomenti – pur se consapevoli della gravità del male che lo aveva colpito –  i suoi familiari più cari in una afosa serata di giugno.
Lo conoscevo da sempre. Stessa strada, via Andrea Tortora, stesso numero civico, stesse abitudini, stesse passioni. Una passione comune per il giornalismo e per la sfera di cuoio, condivisa anche con il fratello Rino, più grande di lui di qualche anno.
Facevamo gruppo, io, di qualche anno più grande, Rino, Ninì, Salvatore Scarano, Eduardo Donini. La casa comune era il giornale “Alè Paganese” che stampavamo nella angusta, ma non per questo poco attrezzata, Tipografia De Simone, a due passi da casa, in via Diaz, proprio di fronte alla rinomata cantina di Giambernardo.
Quante corse, quanti problemi con la linotipia (attrezzo ingombrante, macchinoso ma essenziale a quel tempo per sfornare caratteri di piombo), con Peppe De Simone poco abituato a stampare giornali.
Il primo numero uscì di notte, come nelle migliori tradizioni tipografiche. Conservo ancora, autografata, la prima copia del primo numero: 21 novembre 1976, vigilia di Paganese-Nocerina, che portava le firme anche di Raffaele Ianniello, Umberto Belpedio e Giuseppe Di Florio.
Non c’eravamo mai persi di vista anche quando la vita, naturalmente, ti fa trovare altre strade, disperde abitudini e ti fa diventare adulto.
Lo sentivo di notte, molte notti, in quelle notti silenti che sembrano non vedere mai l’alba, declamare per radio, la RDA, con la sua voce calda, suadente e rassicurante la prosa crepuscolare di Peppe Di Florio. Dava volto e tono a quei racconti infiniti che la fresca vena poetica di Peppe mandava giù a ripetizione.
Ci vedemmo a sorpresa un agosto di tanti anni fa a Ogliastro Marina. “Ho avuto una combinazione – mi disse – ho trovato questa casetta a due passi dal mare. Ho fatto un affare …”
E quell’agosto, fedeli alla nostra antica amicizia ed alla comune passione per il giornalismo, insieme andammo ad intervistare i membri della famiglia De Agostini di Novara che avevano una villa a picco sul mare a due passi da Punta Licosa.
Negli anni a seguire ci vedevamo, uniti dalla comune passione di sempre, di domenica prima al “Comunale” e poi al “Marcello Torre” per discettare di calcio. Per lui ero il “direttore”, colui il quale lo aveva prima instradato ai tempi di “Alè Paganese” e poi seguito e voluto a Telenuova quando ne fui chiamato alla prima direzione dai fratelli Franco e Giogiò Pepe.
Ninì per me era come un fratello.
A settembre quando, in seguito ad un incidente automobilistico, ebbi un serio problema, fu tra i primi a venirmi a trovare in ospedale. “Mi hai fatto prendere una paura!” – mi disse, con tono sdrammatizzante.
Probabilmente quello stesso, grosso inconfessabile timore per la sua salute che ha accompagnato la mia vita di tutti i giorni – tormentandomi –  dal 19 dicembre dello scorso anno, giorno della prima avvisaglia del suo male.
Ciao Ninì, voglio credere che sei soltanto partito per un lungo viaggio. Resterai per sempre nel cuore di tutti coloro che ti hanno voluto bene, e nel mio in particolare.

Nino Ruggiero

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