Proviamoci!

27 Apr

Ci avviamo alla conclusione del campionato e due considerazioni devono essere fatte.
La prima: è stato scongiurato il pericolo dei play-out già da qualche settimana, quindi il traguardo di minima fissato ad inizio di campionato è stato raggiunto.
La seconda: forse non si è capito ancora quanto entusiasmante sia stato il cammino della squadra da gennaio a questa parte e che cosa possa significare per Pagani arrivare a disputare i play-off, un traguardo mai raggiunto nella lunga storia della Paganese calcio.
Ci sono state annate belle e brutte, qualcuna entusiasmante, qualche altra insignificante; pagine vissute intensamente con un solo comune denominatore: l’attaccamento ai propri colori. Quello che deve essere ben chiaro alla vigilia dell’incontro Paganese-Lecce è che per la prima volta Pagani ha nel mirino un traguardo prestigioso; lontanissimo, di sicuro, ma che comunque è alla portata di un sogno tante volte solo accarezzato.
La disputa dei play-off apre quest’anno orizzonti nuovi sul campionato di terza serie nazionale giacché per la prima volta vengono coinvolti in un torneo finale le prime dieci squadre dei tre gironi, con esclusione delle prime in classifica promosse direttamente. Per la Paganese una possibilità, nient’altro che una possibilità, se si pensa che, dalle ventisette squadre coinvolte in totale, una sola a fine torneo avrà via libera per la serie B. E’ un po’ come partecipare a un concorso pubblico che deve assegnare un solo vincitore tra tantissimi concorrenti. Questione di percentuali minime di probabilità…
Ma volete che la squadra non lo sappia, che Grassadonia, Trapani e compagni non sappiano quanto sia arduo il cammino verso quello che al momento è solo un bel sogno?
E’ il popolo di Pagani che deve intuire quanto importante sia arrivare a disputare, in veste di protagonisti, tale torneo a eliminazione. Ecco perché domenica la città è chiamata a irrobustire lo sparuto numero di spettatori del “Marcello Torre” che hanno sempre avuto la fede sotto braccio, anche nei momenti critici, anche nei momenti di difficoltà.
L’occasione per andare avanti, quanto più avanti è possibile, è a portata di mano e bisogna sfruttarla. I play-off possono riservarci nel primo turno, quello del “la va o la spacca!”, una trasferta lunga e difficile, ma possono anche regalarci l’eventualità di giocarcela in casa questa possibilità. Per farlo non c’è scampo: bisogna raccattare quanti più punti è possibile con il Lecce domenica e con la Reggina, fuori casa, tra una settimana.
Bisogna crederci e remare verso un traguardo non impossibile. Bisogna farlo nel nome dei tanti che hanno avuto la Paganese nel cuore: i presidenti Torre, Cascone, De Risi, Bifolco, De Pascale, Iacuzio, ma anche dei tanti tifosi storici che non ci sono più; primo fra tutti Louis Conforti, raffigurato nell’allegata foto, simbolo di un tifo e di una passione senza confini e senza età.

SIRACUSA-PAGANESE 2-0

23 Apr

Nella foto, tratta da Sportube, uno dei rari attacchi della Paganese alla porta del Siracusa

Non sempre le ciambelle riescono con il buco, è storia vecchia. A Siracusa è andata male, ma proprio male. Si comincia con il gol incassato dopo appena tre minuti. Un gol di certo non irresistibile, ma il calcio è così: una disattenzione, una maglia che si allarga, un tiro effettuato senza contrasto difensivo, la palla che tocca terra qualche centimetro prima della linea di porta e portiere scavalcato nonostante un tuffo alla disperata. Uno a zero e partita tutta da giocare; però in evidente handicap psicologico.
Aggiungeteci anche che la Paganese di oggi non è quella sfavillante e baldanzosa di Taranto e il Siracusa – bisogna dirlo, ad onor del vero – soprattutto non è il Taranto.
Trova difficoltà nella manovra la squadra di Grassadonia; soprattutto non trova quelle giocate sulle fasce laterali che negli ultimi tempi sono risultati spesso vincenti. Mancano Pestrin, Tascone e Della Corte, punti di forza della squadra e Grassadonia si inventa una difesa a tre composta da De Santis, Alcibiade e Carillo, con Longo sulla destra e Cicerelli sulla sinistra a supporto. A centrocampo si fa valere Mauri, che nelle ultime giornate dimostra di avere recuperato la piena condizione fisica, ma qualcosa blocca la squadra dalla tre quarti campo in avanti. La difesa del Siracusa non lascia scampo a Reginaldo e Bollino, quest’ultimo oggi posizionato alle sue spalle; Firenze non trova mai la giocata giusta mentre Cicerelli, marcato stretto quasi sempre a uomo, si intestardisce in azioni personali che non portano a risultati concreti.
L’unica azione da rete, intorno al ventesimo di gioco, vede Bollino contrastato duramente da Malerba mentre sta per effettuare il tiro a rete. Per l’arbitro l’intervento del difensore è regolare, nonostante le vibrate proteste degli azzurro-stellati.
Nella ripresa Grassadonia mescola le carte e inserisce Tascone e Picone per cercare di dare maggiore sprint alla manovra. Bollino torna ad occupare il settore di destra dell’attacco ma la squadra azzurro-stellata mostra una certa stanchezza di idee e probabilmente anche fisica.
Arriva così anche il secondo gol, grazie ad un generoso regalo di Carillo che, indeciso sul da farsi, si fa superare da Catania mentre Liverani tenta disperatamente di intervenire. Palla in rete per lo zero a due.
Partita brutta, in conclusione, da parte della Paganese che in questo finale di campionato deve riprendere soprattutto fiato e convinzione nelle proprie possibilità. Niente è perduto. Il discorso play-off è sempre aperto ma bisognerà anche sperare di poter avere tutti gli uomini di maggiore tasso tecnico in buona salute. Il sogno di tanti si è solo affievolito; non è svanito.

TARANTO-PAGANESE 0-4

19 Apr

Nella foto, tratta da Sportube, il momento dell’atterramento di Zerbo in piena area che causerà il rigore realizzato poi da Cicerelli

Si, stavolta si fa proprio sul serio; non ci sono dubbi. Una vittoria tanto corposa e indiscutibile in trasferta proprio non la ricordo per quanto stia cercando di rimestare tra i tanti ricordi.
Quattro gol, e potevano essere ancora di più, contro un Taranto che nella prima parte del campionato non era apparso tanto dimesso e sfasato, e che a Pagani era riuscito a rimediare un pareggio con un “tuffo” di Bollino.
Vince a mani basse la Paganese, anche se inizialmente rinuncia a Reginaldo, sostituito da un redivivo Zerbo, a Picone e a Bollino. Partita dall’esito quasi scontato, tanto evidente appare fin dai primi minuti la differenza di passo fra le due squadre. Il primo sigillo per la Paganese a garanzia di una vittoria, mai messa in discussione, dopo pochi minuti di gioco è opera di Firenze (e siamo a otto, se non erro) che dal limite dell’area, con un tocco felpato di interno destro, mira all’angolino alto alla sinistra del portiere Contino; un gol chirurgico messo a segno da un calciatore che non smentisce le sue dichiarate attitudini al gol. La Paganese dilaga e potrebbe segnare in più di una occasione; prende anche una traversa clamorosa con un azzeccato colpo di testa di Cicerelli, fra i migliori per gli azzurro-stellati. Bisogna però aspettare gli ultimi minuti del primo tempo per il raddoppio che arriva su calcio di rigore realizzato da Cicerelli. Stavolta niente “cucchiaio”: portiere da una parte e tiro rasoterra dall’altra.
Nella ripresa la musica non cambia. Il Taranto ce la mette tutta nel tentativo di ridurre le distanze e in qualche occasione anche Liverani deve dimostrare di essere pronto e attento. Ma è la Paganese che va vicina alla segnatura con un tacco di Firenze su servizio di Zerbo che termina lemme lemme la sua corsa sul palo. Entra Reginaldo al posto di Zerbo, e gli azzurro-stellati si esibiscono in duetti che sanno di brodo di giuggiole grazie all’intesa Reginaldo-Firenze; quest’ultimo fallisce per due volte consecutive la più che meritata doppietta personale. Non fallisce, invece, Reginaldo che, servito da Cicerelli, ipnotizza il suo angelo custode e da due passi gira a rete fulminando Contini. C’è tempo anche per il quarto gol messo a segno dal giovane Parlati; un giusto premio per il centrocampista entrato al posto di Tascone.
Ecco, adesso quello che si era prospettato come un sogno è a portata di mano. I play-off sono lì, a due passi quando mancano solo tre gare alla fine. Alzi la mano chi credeva nelle potenzialità di questa squadra a gennaio inoltrato. Cosa è successo, allora? Realtà e fantasia oggi si confondono in un turbinio di emozioni senza fine. Miracolo, o cos’altro?

PAGANESE-VIBONESE 1-1

15 Apr

Nella foto, Cicerelli viene festeggiato dai compagni dopo aver messo a segno il gol del definitivo uno a uno

Pasqua, vogliamoci bene. La Paganese pareggia quasi allo scadere del tempo regolamentare e deve ringraziare il difensore Franchino della Vibonese, preso forse da un afflato di bontà, versione paganese; da raptus, versione calabrese.
Mancano cinque minuti alla fine e la partita, sul risultato di zero a uno, sembra segnata. La Paganese è l’ombra della bella squadra vista nelle ultime gare; non trova un solo guizzo felice dei suoi uomini migliori, intrappolati nelle maglie di una Vibonese che si presenta con una difesa ferrea ancorché ben disposta.
L’assenza di Reginaldo in avanti si fa sentire più di quanto si potesse pensare. Firenze nel ruolo di prima punta fa quello che può ma sente sul collo tutta l’esperienza e il mestiere di due centrali difensivi come Moi e Manzo. Cicerelli è braccato da due/tre controllori che non gli danno lo spazio vitale per le sue sgroppate; Bollino incappa in una giornata poco felice; Mauri in avanti si vede e non si vede; potrebbe pure segnare ma Russo è superlativo sul suo diagonale a incrociare e sventa l’unica palla gol della giornata.
Siamo agli sgoccioli; le gambe di Cicerelli e compagni sembrano mulinare meccanicamente; manca quel “quid” che in altre occasioni ha sbloccato squadra e risultato.
E’ Pasqua, però e ci pensa Franchino a fare felice la Paganese. Il difensore, mentre Russo sta per rimettere il pallone dal fondo, sotto gli occhi vigili dell’arbitro, scalcia il malcapitato Picone in piena area. Cartellino rosso immediato e calcio di rigore per la Paganese. Cicerelli ringrazia, segna e porta a casa un punto prezioso con un beffardo “cucchiaio”.
I play-off sono sempre lì, a portata di mano, ma ci vorrà la Paganese di Castellammare di Stabia e di Agrigento per coltivare un sogno proibito. Non sempre si può vincere, è vero; soprattutto quando si è partiti con altri traguardi da raggiungere. Ma, si sa, una vittoria di solito tira l’altra e la fantasia galoppa; come si fa a dire di no? I sogni sono a portata di mano e a Taranto, mercoledì prossimo, potrebbero essere legittimati da una bella e convincente prestazione.
Se così non fosse, allora abbiamo solo volato alto con la fantasia; siamo esseri umani e possiamo farlo.
Per intanto, auguri a tutti.

Dove osano le aquile

11 Apr

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il secondo gol messo a segno da Reginaldo contro l’Akragas

Le statistiche non sono il mio forte; non mi hanno mai attratto ed entusiasmato. Ma stavolta, quando mancano solo quattro giornate al termine del campionato (per noi sono cinque perchè ci sarà da recuperare la partita con il Taranto), ho dovuto, per forza di cose, dare uno sguardo ai numeri, per cercare di toccare con mano i cambiamenti di rendimento della squadra bizzarra e incostante, molta croce e poca delizia, della prima fase di campionato.
Ebbene, calendario alla mano, ho constatato che nel girone di ritorno – dopo la mezza rivoluzione di gennaio che ha interessato la sua intelaiatura – la Paganese ha invertito lo scarso ruolino di marcia che l’aveva contraddistinta; dalla venticinquesima giornata a oggi ha conquistato la bellezza di ventidue punti in nove gare disputate, una media di 2 punti e mezzo a partita: gli stessi punti che hanno conquistato Lecce e Siracusa (che però hanno giocato una partita in più).
Mi pare più che logico e naturale, quindi, che ci si chieda: ma che è successo? qual è il segreto di questa Paganese? Cosa ha architettato Grassadonia, che è il suo indubbio mentore, considerato che la squadra adesso cammina tanto speditamente, senza indugi, verso posizioni di classifica prestigiose?
Segreti e maghi nel calcio non esistono. Il successo è frutto di tanti componenti: forza, qualità, competenza, coraggio, voglia di arrivare, sapienza tattica e, perché no?, anche un pizzico di buona sorte, sempre bene accetta perché aiuta gli audaci.
A gennaio, quando si temeva per un ridimensionamento dei programmi, soprattutto quando la città e Iunco si sono salutati da buoni amici, si è temuto il disastro. Iunco era stato il fiore all’occhiello della campagna agostana e si era anche presentato da par suo a Catanzaro (partita vinta per 0 a 2) dialogando sul piano della classe pura con Reginaldo; alcuni “tête-à-tête” fra i due restano memorabili e nessuno potrà mai cancellarli dalla memoria. Un infortunio rimediato proprio in Calabria aveva però costretto Antimo Iunco a un lungo periodo di riposo e la squadra ne aveva sofferto la mancanza. Ragioni di bilancio inoltre avevano suggerito una politica di contenimento dei costi anche perché più di un atleta dal buon passato calcistico non aveva reso secondo le aspettative. Aggiungete a questo anche la necessaria rinuncia a Deli, pezzo forte della squadra, ceduto al Foggia con prestito oneroso. In giro c’era solo scetticismo e rassegnazione.
Poche mosse in entrata, invece, e tutte azzeccate: Liverani, portiere dalla Salernitana; De Santis, centrale difensivo dal Catania; Bollino dal Taranto; Tascone dalle giovanili della Ternana; Firenze dal Siena. Tutti calciatori che oggi devono essere considerati punti di forza inamovibili dell’attuale Paganese dei miracoli. Per loro, Grassadonia ha ritagliato un ruolo di primo piano e i risultati del suo prezioso lavoro di incasellamento al posto giusto delle varie caratteristiche personali sono sotto gli occhi di tutti. Liverani ha dato tranquillità all’intero reparto difensivo. De Santis in coppia con Carillo o Alcibiade, indifferentemente, dà certezze con classe e temperamento; non è un caso che sia stato chiamato a far parte della Nazionale under 20. Tascone dà vigore e anima al reparto di centrocampo; sembra avere sette vite, lo trovi dovunque. Pestrin, leader indiscusso della manovra di centrocampo, non poteva avere un compagno migliore. Firenze presenta il suo biglietto da visita con due doppiette; vede la porta come pochi e ha un fiuto da rete invidiabile. Infine Bollino; un sinistro malandrino, da primo della classe, tanta vitalità sulla fascia destra ma bravo anche in fase difensiva quando occorre.
Domenica ad Agrigento si è vista e ammirata forse la migliore Paganese dell’anno; ma oramai le belle prestazioni si susseguono l’una all’altra e riesce anche difficile fare graduatorie di merito. Quello che è certo è che la squadra sembra giochi a occhi chiusi tanta è la naturalezza e la disinvoltura con la quale vengono affrontati gli avversari.
Una volta, tanti anni fa, le trasferte si affrontavano con tutta la prudenza possibile, fedeli al credo che imperava soprattutto negli anni Sessanta/Settanta: “prima non prenderle”.
Oggi la Paganese dimostra di non avere il minimo timore reverenziale su tutti i campi e – come nel caso di Agrigento – addirittura riesce a dominare la scena per buona parte della partita. Domina e segna pure, per la verità, perché il predominio territoriale fine a se stesso è solo fiera delle vanità; e nel calcio si va sul pratico.
Ecco, prima eravamo forse un tantino brutti, sporchi e cattivi; adesso lo siamo di meno, siamo meno brutti, quasi belli, meno sporchi ma più cattivi. Lo saremo anche di più se riusciremo a centrare il bersaglio di queste anomale finali. Bisogna capire che il momento è buono per volare alto; quanto più in alto è possibile, magari arrivare lì dove osano le aquile.
Per farlo ci vorrà l’aiuto di tutti, e ci vorrà tutto l’orgoglio di un popolo fiero delle proprie origini e della propria identità. Proviamo a cavalcare un sogno.
Tutti assieme.
Nino Ruggiero

AKRAGAS-PAGANESE 1-2

9 Apr

Nella foto, tratta da Sportube, Reginaldo, autore di una bella doppietta, viene abbracciato dai compagni

Largo, scansatevi, chiunque e dovunque voi siate: sta per passare una sontuosa e spavalda Paganese.
Stropicciatevi gli occhi, scuotete le orecchie, è il tempo di guardare e sentire: una grande squadra, immensa, armoniosa, addirittura elegante nel suo incedere, detta letteralmente legge ad Agrigento; ben oltre quello che uno striminzito punteggio finale autorizzerebbe a pensare.
Stendete tappeti a terra per accogliere degnamente una squadra che sta sbalordendo, domenica dopo domenica, in virtù di un gioco corale che mette in difficoltà le avversarie. I play-off oramai sono lì, quasi abbrancati definitivamente; non si possono più perdere.
Partita sempre saldamente nelle mani della Paganese. Gli avversari: visti e non visti. Primo tempo dominato in lungo e in largo. Quattro occasioni da rete grandi quanto un casa vengono sciupate in modo sciagurato a turno, da Cicerelli, da Alcibiade, da Tascone e da Reginaldo. Quest’ultimo però ha in serbo la doppietta che realizzerà nel secondo tempo: la prima su calcio di rigore e la seconda con un tiro ravvicinato rasoterra a incrociare da destra. Non c’è mai partita tra Akragas e Paganese, nella prima frazione di gioco, tanto evidente appare la superiorità degli azzurro-stellati che lasciano pochi palloni da giocare agli avversari. Ma nel calcio, si sa, il dominio fine a se stesso non porta risultati.
Finisce il primo tempo sullo zero a zero e Grassadonia intuisce che deve cambiare qualcosa per dare maggiore efficacia alle manovra di attacco. Entra Firenze nel secondo tempo al posto di un Mauri che carbura poco e la squadra azzurro-stellata ha come un sussulto. Il primo gol arriva su un sacrosanto calcio di rigore rilevato dall’arbitro per un fallo di mani di Thiago su cross ravvicinato del brillante Picone dalla destra. Reginaldo sistema con calma olimpica il pallone sul dischetto e con un destro calibrato fa secco Pane. C’è tutto il tempo per un più che meritato raddoppio che giunge a pochi minuti dalla fine quando Firenze con un lancio millimetrico pesca Reginaldo in piena area. Per il brasiliano stavolta non ci sono problemi di sorta e dopo aver attirato Pane fuori dalla porta lo fulmina con un destro imparabile.
C’è tempo, nei tre minuti di recupero, proprio allo scadere, anche per un gol da parte dell’Akragas; gol da definirsi della staffa, su uno dei rarissimi tentativi offensivi agrigentini. In realtà il tiro di Salvemini viene deviato e inganna Liverani. Ma il risultato, dopo la doppia segnatura di Reginaldo, possiamo dirlo senza tema di essere smentiti, non è mai stato in dubbio. Onore e vanto per una magnifica Paganese.
Appuntamento a martedì per un approfondimento con la rubrica “Così è, anche se non vi pare” su http://www.paganesegraffiti.wordpress.com

L’altra metà della luna

6 Apr

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol messo a segno da Firenze

Partite come quella di ieri con il Fondi non possono essere liquidate con un semplice commento a caldo; due righe e via! Mi ero ripromesso di tornare a scrivere dopo la partita di domenica prossima con l’Akragas, ma, è più forte di me, qualcosa su Paganese-Fondi, una delle gare più intense ed emozionanti della stagione, devo dirla.
Sono partite che trasudano impegno, serietà, preparazione, anche cuore da parte di una giovane e fiera Paganese, di una squadra che sta regalando al suo pubblico emozioni incredibili e inaspettate in questa fase finale di campionato. Proprio con la bella e indiscutibile vittoria di ieri, gli azzurro-stellati hanno raggiunto la quota che consentirebbe loro la disputa dei “play off”, girando la pagina della classifica. Un po’ come riuscire a vedere, con una manovra aggirante, l’altra metà della luna, quella a lungo nascosta. Un sogno impossibile a dicembre, quando la situazione si era fatta pesante; un sogno abbordabile adesso con un calendario che si presenta affatto impossibile.
Le note positive arrivano da un complesso che macina gioco e che ha trovato un’adeguata sistemazione difensiva; proprio quella che aveva latitato nella prima fase di campionato. Un ruolo importante lo sta recitando il portiere Liverani; i suoi interventi sono sempre tranquillizzanti, quasi da ordinaria amministrazione. Aggiungerei anche la linearità della difesa con la crescita esponenziale di Alcibiade e la classe e determinazione di De Santis che ben si sposa con l’irruenza di Carillo, imbattibile nel gioco aereo. Chi sta meravigliando per caparbietà e continuità di gioco è il giovanissimo Tascone: finalmente un’ottima spalla per Pestrin, ma anche per Tagliavacche, che ieri ha sostituito egregiamente l’ex salernitano a centrocampo.
Mancava Cicerelli e la sua assenza si è sentita soprattutto quando si è trattato di capovolgere la situazione tattica della partita; Herrera però ha fatto di tutto per rimpiazzarlo a dovere.
L’esplosione vera e propria viene dalla prestazione di Firenze, ieri autore di due reti, autentico fromboliere con innato senso del gol. Quando nel secondo tempo, in giravolta, a trenta metri dalla porta, ha tentato a volo il tiro a rete sfiorando il gol di un niente, abbiamo temuto per la stabilità degli spalti per un fremito che l’ha pervasa, tanto è stata spettacolare e sfortunata la conclusione che lo avrebbe consacrato mago del gol.
Non so e credo che nessuno possa avere la sfera magica per capire dove gli azzurro-stellati potranno andare a parare nelle sei gare ancora da disputare (sarebbero cinque, ma la Paganese dovrà recuperare il giorno 19 la partita con il Taranto); ma una cosa è certa: finalmente Pagani ha una squadra degna di questo nome e che ha risvegliato sopite coscienze di tifosi e appassionati. Di questo manipolo di giovani e meno giovani che stanno portando in alto il nome della nostra città possiamo andare fieri, così come possiamo andare fieri di avere come guida un allenatore che dimostra di domenica in domenica il suo valore.
E a proposito di Grassadonia, credo che qualcosa vada detta sulla sua assenza negli spogliatoi a fine gara. Stress, nervosismo, tensione lo hanno accompagnato per tutta la gara, culminata con una espulsione ingiusta comminata con il crudele bilancino di uno speziale. Bisogna capirli gli allenatori. Chi sta in panchina sente più degli altri la tensione della gara; perché interessato alla stessa in prima persona come responsabile, e anche perché vive la stessa, momento per momento, da protagonista: vorrebbe fare qualcosa per la salvaguardia del risultato e non può farlo. La tensione è tanta, soprattutto quando ti accorgi che non tutto fila secondo i tuoi piani prestabiliti. Bisogna così capire il gesto di stizza nei confronti di De Santis che perde un pallone impossibile in uscita dalla difesa quando il risultato è ancora in forse. Bisogna capire la tensione che ti assale quando il risultato è in bilico e c’è un campionato da salvare. Bisogna capire tutto, ma non giustificare. Un bravo allenatore, e Gianluca Grassadonia lo è, cresce e si afferma non solo in virtù di risultati acquisiti, ma anche quando ignora qualche inevitabile estemporanea contestazione verbale dagli spalti da parte di un singolo spettatore.
Adesso che la tensione è smaltita, sono certo che lo stesso Grassadonia avrà modo di sorridere e riprendere la sua preziosa opera in vista della gara di domenica, magari con una tiratina di orecchie al bravo De Santis che – errore imperdonabile a parte – cresce in rendimento di partita in partita.
Ritorna in squadra Cicerelli; una pedina importante in più in vista di un finale di campionato che si annuncia avvincente.
Adesso possiamo pure sognare: anche a occhi aperti!
Nino Ruggiero

PAGANESE-FONDI 2-0

5 Apr

 

Nella foto, Firenze mette a segno il gol del due a zero su suggerimento di Bollino.

La marcia della Paganese verso posizioni da play-off, bruscamente interrotta a Foggia, riprende con la netta vittoria sul Fondi. Stavolta non ci dovrebbero essere dubbi: l’attuale squadra è in grado di aspirare a qualcosa in più della dichiarata salvezza.
Partita bella, gioco brillante, a volte spumeggiante, mai monotono da parte delle due contendenti. Prima mezzora prevalentemente di marca laziale. Paganese alla ricerca di un’idea di gioco che tarda ad arrivare. In questo frangente il Fondi fa un figurone, in fase di palleggio, senza però mai impensierire più di tanto il bravo Liverani. Il tempo di carburare però, soprattutto da parte dell’inedita coppia di centrocampo Tagliavacche-Tascone, poi gli azzurro stellati salgono in cattedra e arrivano in zona gol più di una volta con Reginaldo e con Firenze. Tocca a quest’ultimo il battesimo del gol che arriva alla mezzora dopo uno scambio in velocità che vede Tascone nelle vesti di splendido suggeritore. Il tiro bomba di Firenze da pochi passi fa secco il portiere Baiocco. Il momento è più che propizio per la Paganese che riesce sempre a trovare dei buchi nella larga difesa dei laziali. Per ben due volte Baiocco viene graziato da Reginaldo e il primo tempo si chiude sull’uno a zero.
Nella ripresa il Fondi cambia subito Calderini per Tiscione, ma è la Paganese che risulta padrona del campo. Tagliavacche e Tascone si fanno valere nella zona centrale; il primo, giocatore di posizione, sostituisce alla grande Pestrin; il secondo assicura una vitalità incredibile alla manovra e spazia in tutte le zone del campo. Il raddoppio è nell’aria e arriva, mentre ci avviamo alla mezzora di gioco, con un altro tocco di classe di Firenze su assist al bacio di Bollino. Due a zero e tutti a casa.
Firenze adesso a Pagani è già un idolo. Pensate, sette gol realizzati in appena nove partite: una media gol impressionante per un debuttante. E non è tutto; calendario alla mano, a sei giornate dal termine, stavolta possiamo anche sognare…

FOGGIA-PAGANESE 3-1

2 Apr

Nella foto, tratta da Sportube, il primo gol messo a segno da Mazzeo con un pallonetto

Foggia, missione impossibile. Lo era alla vigilia, lo è diventata ancora di più sul campo. Foggia stratosferico, immenso; una squadra dai piedi buoni, mai un pallone buttato in avanti, fraseggi millimetrici, precisi. In aggiunta due cecchini che conoscono bene il mestiere del gol, Mazzeo e l’ex Francesco Deli che migliora di giorno in giorno, anche sul piano della continuità, quella che gli mancava quando giocava a Pagani.
Paganese subito in barca. Nemmeno il tempo di notare la nuova disposizione tattica difensiva degli azzurro-stellati  che i satanelli sono già in vantaggio, grazie ad un pallonetto calibrato di Mazzeo che vede Liverani fuori dai pali e lo infilza.
Grassadonia aveva preparato una squadra più attestata sulla difensiva, probabilmente per chiudere le due corsie ai titolati avversari, ma il piano fallisce sul nascere. Una volta subìto il primo gol, la partita non ha più storia perché la Paganese stenta sempre nel ripartire, mentre il Foggia dimostra tutta la sua forza di prima in classifica in virtù di una manovra sempre fluida, con palleggi e fraseggi di alta scuola; proprio quelli che oggi sono mancati alla Paganese
I ragazzi di Grassadonia infatti non hanno ripetuto le buone prove degli ultimi tempi. Il risultato finale non fa una grinza, tanto è apparso superiore in tutto il Foggia, ma almeno sotto il profilo del gioco – per quello che avevano fatto vedere nelle ultime partite disputate – qualcosa in più era lecito attendersi da Pestrin e compagni. L’impegno infrasettimanale con il Fondi servirà a chiarire definitivamente le possibilità future della squadra.

I giocatori di posizione, di movimento, di affidamento e di prospettiva

21 Mar

Così è, anche se non vi pare

Nella foto, tratta da Sportube, il gol messo a segno di testa da Alcibiade (contrassegnato da una freccia)

Quaranta punti in classifica, quasi un miraggio, un traguardo lontano; tutto fino a poche settimane fa, diciamo un mese e mezzo. Campionato altalenante; risultati ballerini, una domenica sì, un’altra no. Una tiritera irritante di esiti beffardi; una sequela di gol assurdi incassati da una difesa poco attenta. Tutto fino alla pausa di dicembre.
Oggi – dopo la mezza rivoluzione di gennaio – i quaranta punti sono là, raggiunti con un ruolino di marcia incredibile, con un bottino invidiabile di cinque vittorie e un pareggio, uno di seguito all’altro, quando il calendario ci dice che mancano otto gare alla fine del campionato.
Una trasformazione copernicana, un miracolo di Grassadonia, allenatore della squadra, o cos’altro? Di sicuro c’è solo la sequela di risultati positivi che rendono onore e merito alla squadra, a chi la guida e a chi a gennaio ha avuto il felice e fortunato intuito di rifondarla in alcuni ruoli determinanti.
Alcune considerazioni di ordine tecnico voglio farle, anche se so che non tutti saranno d’accordo con quello che andrò a dire. Le squadre devono sempre fondare la loro forza sulla compattezza e sull’equilibrio; non ne faccio una questione di schieramenti tattici da lavagna perché considero il calcio un gioco di movimento. Di conseguenza, lascio da parte i numeri che danno solo la sensazione della staticità e vengono utilizzati probabilmente a sproposito da tanti cronisti e apprendisti stregoni, quasi si trattasse di analizzare una partita a scacchi. D’accordo con l’enunciazione di schieramenti a tre o a quattro in difesa; ma con gli altri numeri che si vogliono per forza enunciare, tipo 4-3-2-1 oppure 3-4-1-2, con campo diviso in quattro sezioni, ci andrei cauto.
Poche cose ho imparato nella mia lunga carriera di giornalista sportivo, senza frequentare corsi di specializzazioni; esperienze di vita vissuta su tantissimi campi di calcio e con i loro interpreti principali, allenatori e calciatori. I principi fondamentali di un calcio efficiente e redditizio sono quelli che vengono dall’equidistanza fra i reparti e dall’equilibrio tattico. Bisogna essere bravi a cercare spazi in avanti quando si è in possesso di palla, e altrettanto bravi – se non di più – a chiudere gli spazi agli avversari quando ripartono. Tutto qui, senza mai tralasciare il valore tecnico dei calciatori che assume un ruolo determinante nel peso specifico della squadra. Non date retta ai saccenti che parlano di schieramenti tattici da lavagna; sono quelli che il calcio vero, quello del campo, non lo hanno mai vissuto; non sanno niente dei sacrifici, del sudore, dei tormenti dei veri interpreti di una partita di calcio.
L’equilibrio tattico è quello che contraddistingue le squadre importanti. E la Paganese, con le ultime sei esibizioni, sta dimostrando sul campo di poter aspirare a traguardi diversi dopo aver messo una serie ipoteca sul discorso salvezza.
Nelle squadre importanti ci sono uomini importanti. Li chiamo giocatori di posizione perché hanno carisma da vendere; giocatori di movimento perché hanno vitalità incredibili; giocatori di affidamento perchè hanno un rendimento standard, senza sorprese; giocatori di prospettiva perché hanno qualità che devono essere sviluppate. Qualcosa lo devo dire, sento di dirlo, per questi calciatori che – a mio parere – stanno caratterizzando questa bella fase di campionato.
I giocatori di posizione
Parto con Pestrin, giocatore carismatico, fulcro delle manovre della squadra ma anche interdittore di grande spessore quando le situazioni tattiche lo richiedono. Costituisce dall’inizio dell’anno l’anima della squadra; non ringrazieremo mai abbastanza la Salernitana che lo ha mollato con tanta “nonchalance”.
I giocatori di movimento
Proseguo con Cicerelli, un atleta inesauribile, dotato di grandi spunti di autentica classe, capace di inversioni di marcia incredibili; ha una vitalità non comune ed è in grado di ribaltare con le sue sgroppate le situazioni tattiche delle gare quando gli avversari prendono il sopravvento a centrocampo. Cicerelli è il fiore all’occhiello della squadra e non è un caso che oggi capeggi la classifica dei migliori in campo di “Paganesemania”. Merita platee di serie cadetta. Per me è già pronto per il gran salto.
I giocatori di affidamento
Discorso a parte per quattro conferme: Liverani, Reginaldo, Della Corte e Alcibiade Il primo ha ridato tranquillità al reparto che soprattutto di quello aveva bisogno; il secondo oramai è il leader indiscusso dell’attacco, beniamino del pubblico, autore di prestazioni di alto livello non solo tecnico. Il terzo ha ingranato da tempo la marcia dei tempi migliori sulla fascia sinistra dello schieramento; il quarto ha trovato la sua definitiva collocazione sulla destra della propria difesa e si fa valere anche in fase offensiva.
I giocatori di prospettiva
De Santis e Carillo sono una coppia formatasi quasi a sorpresa come quasi a sorpresa stanno imponendosi all’attenzione dei più. Poi c’è Firenze, un vero ariete che in poche settimane ha messo a segno già cinque reti, altro giovane di grandi prospettive; poi ancora Bollino, bravo a interpretare sia la fase offensiva con quel suo sinistro malandrino, sia quella di contenimento. Infine Tascone, un giovane di una vitalità eccezionale, un tutto polmoni, bravo sia a dare una mano a Pestrin quando si tratta di contenere sia quando si tratta di offendere.
Questo è il mio ritratto dell’attuale Paganese.
Scusatemi se non sarete d’accordo con me.
Nino Ruggiero